Il cellulare rappresenta ormai, come abbiamo visto con un articolo, nei giorni passati, anche qui su Ciak! Cellulare, il fidato compagno di una gran parte della popolazione terrestre. Il 33% circa degli abitanti, infatti, ha ammesso di non poter fare a meno del “miglior amico” portatile, tenuto sempre a portata di mano.

Ma un così massiccio contatto con questo importante mezzo, si porta dietro discussioni molto importanti e sentite, legate alle radiazioni emesse dagli stessi cellulari.

Una discussione, una tematica sempre attuale, tirata fuori di recente dall’Environmental Working Group (EWG), gruppo che si è occupato delle rilevazioni in questione, stilando una sorta di classifica delle emissioni, e risollevando un argomento che, come detto, è di grande importanza ma è altrettanto sottovalutato dall’utenza.

Un’utenza, al contrario, sempre più attirata dall’enorme “scarica” di tecnologia che le varie case di produzione riservano al grande pubblico. Rendendo fondamentali, quindi, le ricerche e le analisi di questo genere.

“Badare ai dati  è importante – sottolineano dall’Environmental Working Group – così che si possano limitare i danni eventualmente causati da una prolungata ed eccessiva esposizione alle radiazioni”.

Ed allora, andiamo a sottolineare i dati. Sono i cellulari Samsung a far registrare le emissioni maggiori, piazzando, nella speciale classifica stilata, ben cinque suoi modelli, ai quali si aggiungono due Motorola, un LG, un T – Mobile, ed infine un Sanyo.

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Tra i valori riscontrati, lo 0.15 – 0.35 W/kg attribuito al Samsung Impression; al di fuori della graduatoria, tra i peggiori troviamo il BlackBerry Curve 8330, a quota 1.54 W/kg, ad un passo dalla soglia che la FCC ha fissato, quantificabile sui 1.6 W/kg.

Ma dopo valori e classifiche, quanto davvero tutto ciò influisce sulla salute reale dell’utenza? La scienza non offre certezze assolute, ma va tenuto conto degli studi che hanno evidenziato principi di iperattività nei bambini le cui madri avevano abusato del cellulare in gravidanza.

Ed è proprio ai bambini che si rivolge questa ricerca condotta dall’Environmental Working Group, gruppo che ha avuto, inoltre, la premura di rendere fruibile al pubblico una serie di consigli utili, appunto per favorire l’eccessiva esposizione alle radazioni.

di Matteo Aldamonte


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