“Non ci sono più le mezze stagioni”, si sol dire. E’ uno dei detti, dei luoghi comuni più generici in assoluto nel nostro linguaggio. A breve, a questo potremmo aggiungere “Non ci sono più gli auguri di una volta”. Già, perchè tecnologia, cellulari e frenesia hanno stravolto tutto.

La possibilità, in pochi secondi, di raggiungere tanti in tante parti del globo affascina e rappresenta una comodità, non c’è che dire. Ma come troppo spesso accade, la società odierna esagera, oltrepassa il limite, mettendo subito in evidenza l’altro lato della medaglia di qualsiasi fattore.

Si esce, si conosce gente. Scambiare i propri numeri di cellulare diviene quasi naturale, e la rubrica cresce, cresce, cresce. Arrivano le feste: duecento, anche di più, sms da inviare. Il messaggio da far passare è sempre quello: buon Natale. E quel “invia a tutti” che ci accorre in soccorso.

Un messaggio uguale, per tutti. Tutti fanno lo stesso. Risultato: tutti inviano sms uguali a tutti. E quando una cosa viene realizzata e messa in atto in maniera eccessiva, di massa e senza tregua, come spesso accade, perde d’importanza, di valore.

L’augurio dolce ed affettuoso diviene un fastidio. Arrivano dieci, cento, mille “buon Natale”, tutti uguali tra loro. Il cellulare squilla, la notte natalizia, invece di rappresentare un momento colloquiale, lontani da stress e tecnologie, raddoppia i nostri sguardi verso il cellulare, triplica le volte che le nostre dita pigiano sui suoi stessi tasti.

Sazi e pronti a riprendere la vita frenetica d’ogni giorno, arriveremo ad odiare il collega od il vicino che ci invia l’augurio (il millesimo…) con gentilezza. Salvo poi farci odiare anche noi, premendo, come molti, quel tanto freddo e comodo “invia a tutti”.

di Matteo Aldamonte
[Immagine - Maxkava.com]


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