Prima o poi doveva succedere. Il prezzo degli Sms in Italia, nonostante lo stesso venga mascherato con offerte e tariffe d’ogni genere, rimane tra i più alti di tutta Europa, permettendo facili guadagni alle compagnie di telefonia mobile della penisola.

13,2 centesimi, contro 15 centesimi. E’ questo il rapporto tra il costo medio del Vecchio Continente, ed il prezzo imposto in Italia, a scapito dei consumatori. Per questi ultimi si tratta di una situazione ancor più negativa, soprattutto in relazione alle nuove norme europee introdotte dall’Ue, che hanno imposto, appunto, un abbassamento dei costi d’invio.

Il Balpese, però, ha continuato a pagare come se nulla fosse. Dando vita ad uno scenario quasi paradossale: un italiano potrebbe spendere meno nell’inviare un sms in Francia, dove il costo dei messaggi è pari a 12 centesimi. Tuttavia è bene ricordare, prima di entrare nel vivo della vicenda che riguarda il nostro paese, che anche altri paesi superano la soglia europea: Lituania (29 centesimi), Austria (25 cent), Olanda (22 cent), Germania (19 cent) e Portogallo (18 cent).

Eppure, in periodo di crisi, sarebbe meglio seguire l’esempio dei cugini transalpini, oppure anche dei paesi scandinavi, i quali, per effetto della grande concorrenza da parte delle compagnie mobili virtuali, presentano prezzi più che concorrenziali: non superano i dieci centesimi.

Arriviamo, però, all’Italia. Qui, l’Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) ha deciso di intraprendere una sorta di battaglia per imporre, per l’appunto, l’abbassamento dei costi in favore dei consumatori. “L’Autorità è estremamente determinata a far cessare questa anomalia che penalizza in modo irragionevole i consumatori italiani – dice Stefano Mannoni, consigliere Agcom – “L’obiettivo è ridurre il prezzo degli sms e valuteremo qual è il livello congruo nel contesto italiano. Vogliamo avvicinarci alla best practice e non rimanere nell’attuale situazione abnorme”.

Al fianco dell’Agcom si schierano anche le associazioni dei consumatori di livello nazionale, come l’Adiconsum, le quali hanno chiesto una riduzione per giungere sotto i 12-13 centesimi circa, “al fine di tutelare le fasce deboli e meno esperte che non possono essere caricate dei costi maggiori degli sms”.

E le offerte? Certo, ci sono anche quelle, ma l’Adiconsum sottolinea come non può essere necessario uno studio approfondito delle varie tariffe, per tutelare le proprie tasche. Ed inoltre, un’analisi dei costi al fine di giungere ad un piano tariffario vantaggioso, è un procedimento che solo il 38% si rivela, ad oggi, in grado di svolgere.

Il resto, invece, continua a soffrire in maniera significativa questa situazione alquanto svantaggiosa. In attesa, magari, di un intervento di Agcom e Adiconsum. A questo punto, divenuti i paladini del risparmio telefonico.

di Matteo Aldamonte


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