009787-multa_gestori_loghi_suonerieSono sempre più gli utenti che, spinti dalla curiosità o forse con un pizzico d’illusione di troppo, si avvicinano ai numerosissimi servizi di suonerie e giochi per cellulari, pubblicizzati un po’ ovunque: TV, web, SMS. Si tratta di un mercato che muove grandi quantità di denaro, e capace di attirare moltissimi utenti.

E proprio gran parte di questi, sono i protagonisti delle segnalazioni continue e sempre più frequenti che giungono, giorno dopo giorno, sui tavoli dell’Authority per le Comunicazioni, l’Agcom, sui quelli dell’Agenzia dei Consumatori. Perchè? Le chiamano truffe, forse lo sono realmente.

Teoricamente tutto si presenta come un movimento pulito. La suoneria viene pubblicizzata. Ha un costo eccessivo (2,00 – 3,00 euro per una canzoncina…), certo, ma tutto dovrebbe fermarsi alla prima spesa che l’utente accetta consapevolmente di sostenere, di scalare dal proprio credito.

La “macchina infernale” si attiva qui: accetti la suoneria? Eccoti allora un abbonamento che ti invia automaticamente la “hit della settimana”, ogni settimana, scalando puntualmente l’importo dalla ricarica a disposizione dell’utente. Questa non è truffa? No, ma qualcosa di troppo subdolo sotto c’è realmente.

Altrimenti non si spiegherebbero nemmeno le oltre 40mila proteste che giungono annualmente dinanzi agli occhi di Corrado Calabrò, presidente dell’Authority, di cui una su cinque riguarda, appunto, servizi attivati senza alcun apparente consenso da parte del cliente.

Bastano, in fondo, un clic di troppo su qualche apposito portale, o l’invio di un SMS con un determinato testo, o ancora la mancata lettura di clausole talmente piccole che forse sono anche impossibili da vedere. Ma ci sono. Ed è su questo che tutto gira, che tutto si attiva: fino a venti euro al mese, letteralmente buttati all’aria tra loghi, suonerie, finti regali e promesse gratuite.

Basta poco per rendersi conto di come l’utente si trova dinanzi ad un mondo disciplinato un po’ troppo all’italiana. Poteri appartenenti ad uno stesso ambito, in mano ad autorità diverse, che mai hanno provato ad accordarsi per un lavoro comune a tutela della popolazione. Prevenire è (sarebbe) meglio che curare.

A chi la colpa di tutto questo? A chi offre i contenuti, o a chi permette di venderli, ovvero i nostri operatori telefonici? A guadagnarci sono in due, ma l’Antitrust ha individuato nei quattro gestori telefonici che dominano il mercato della telefonia mobile - Tre, TIM, Wind, Vodafone - i principali responsabili.

A tutti e quattro una sana multa da un milione di euro. Nulla, sul fronte “loghi – suonerie” si è fermato. C’è da pensare che quel milioncino abbia avuto un significato relativo: ben altro è quel che gira dietro a facili motivetti e immagini colorate.

di Matteo Aldamonte


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