E’ tipico per l’italiano medio uscire dal centro più vicino a casa del proprio operatore telefonico col sorriso stampato sulle labbra e la convinzione, probabimente infondata, di aver fatto un grandioso affare; entra nella Tim tribù, insieme a “noi wind sms”, compra un tivufonino: life is now.

Se pensate, amici lettori, che in Italia esistono più telefoni che abitanti, e che paghiamo minimo dalle 2 alle 4,5 volte quello che pagano i nostri vicini Europei, allora il sorriso si trasforma in una sincera espressione di incredulità: quanto potremmo risparmiare, e quanto ci guadagnano coloro che fino a ieri credevamo benefattori? Cifre da spavento, numeri da capogiro, incassi da infarto.

Una lobby difficilmente smantellabile, causa l’enorme conflitto di interessi che da sempre muove i fili della politica italiana, e tanto per citarne una l’Autorità garante delle comunicazione che osserva e non batte ciglio.

Il problema è che il mercato non è omogeneo: i due operatori leader (Tim e Vodafone) - detengono insieme l’80% del mercato - hanno consolidato la loro diarchia sia rispetto a Wind e Tre (che cercano faticosamente di guadagnarsi nuovi spazi) sia rispetto agli operatori virtuali, dei quali sono nello stesso tempo fornitori e concorrenti.

Gli operatori virtuali sono i cosiddetti “reseller”, cioè rivenditori che acquistano all’ingrosso pacchetti di traffico di telefonate e sms dagli operatori principali (dotati di rete) per poi rivenderli “al dettaglio” ad un prezzo più alto. Per gli utenti rappresentano una possibilità in più di scelta.

Ma questi nuovi attori difficilmente potranno modificare la scena della concorrenza, visto che sono alla mercé degli operatori più forti, che decidendo le condizioni di vendita dei loro servizi, ne controllano di fatto le potenzialità.

Già, perchè invece che giocare al ribasso per attirare più clienti possibile, i vari operatori si affidano a pubblicità e reclamizzazioni che inevitabilmente ci portano a credere ogni nuova offerta sempre più conveniente della precedente. Come imparare a distinguere patacche e affari d’oro?

Il metodo è molto semplice. Innanzitutto analizzare attentamente quali sono le proprie esigenze. Chiaramente ad una casalinga ultraottantenne non serviranno otto ore di chiamate alla settimana e 10 mega al giorno di download gratis. E poi cercare di stipulare un contratto con l’operatore, più comune fra i contatti abituali. Eh si, perchè le promozioni sono valide spesso solo verso i clienti con lo stesso operatore telefonico.

In ultimo, accertarsi della durata, la ricorrenza, e la possibilità di rescissione del contratto. Leggere il foglietto illustrativo, insomma. Facile no?

di Michele Pierangeli


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